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mune uso, forse quello che virt a incarico sarebbe
atribuito, almanco mi sforzer in qualche parte mostra-
re la gentilezza dello ingegno suo, narrando alcuno delli
Letteratura italiana Einaudi 49
Lorenzo de Medici - Comento de miei sonetti
suoi motti, e questi, al mio parere, molto pi alti e sottili
che a donna non si conviene. E perch dinanzi abbiamo
detto che le parole e quesiti suoi qualche volta hanno
dato argumento a nostri versi, el presente sonetto uno
d essi, come faremo intendere apresso.
Ero assai vicino agli occhi suoi, per modo che da
presso e quelli e l altre bellezze potevo vedere; e guar-
dando fiso in essi, tutto acceso gi di speranza e pieno di
dolcezza, qualche volta con profondi sospiri sospiravo.
Questa gentilissima, alla quale gi era noto il desiderio e
stato del cuore mio, con dolcissime parole mi domand
come io ero contento e come stavo; e rispondendo io
che pi contento non potevo essere, n il cuore in mag-
giore dolcezza, ella subiunse:  Donde procedono adun-
que questi tuoi sospiri?  Io, e per timidit e perch e la
bellezza e le parole avevono quasi trattomi di me stesso,
non potei per allora rispondere altro; ma, partitomi di-
poi da lei, feci il presente sonetto, nel quale mi sforzai
mettere le cagioni naturali onde procedono e sospiri. E
fatto questo sonetto in risposta di quella gentilissima
donna: e per parla alla donna mia e dice che se  l mio
cuore fortunato, cio felice e contento (perch fortuna-
to non vuole dire altro che quello el quale ha prospera
fortuna), sospira in quel tempo quando pi presso alla
donna mia, cio agiunto alla sua beatitudine, non n ca-
gione alcuna perturbazione o cosa che l offenda, come
sarebbe sdegno, ira, dolore o paura; ma, volendo inten-
dere meglio il vero, ne cagione la dolcezza che lui sen-
te, la quale s grande, che tiene occupate tutte le forze
e spiriti vitali e gli svia dal loro officio naturale alla frui-
zione di quella dolcezza. Essendo adunque tutti li spiriti
attenti a questo, bisogna cessino le operazioni naturali
che per mezzo loro si fanno. Tra l altre operazioni natu-
rali ancora el respirare, o vogliamo dire alitare, el qua-
le ancora s intermette per quello abbiamo detto; di qui
nasce che al cuore manca el suo usato refriggerio, per-
Letteratura italiana Einaudi 50
Lorenzo de Medici - Comento de miei sonetti
ch, essendo el cuore di natura caldo, e ancora per el
concorso delli spiriti molto pi acceso, si suffocherebbe
e morrebbe se non si rinfrescassi per mezzo di quella
aria, la quale aria per quello alito continuamente si ri-
nuova e rinfresca. Di questo nasce che Amore, veggen-
do el cuore mio in tanto pericolo, chiama in soccorso e
suoi spiriti vitali; e veramente Amore gli muove, perch
la natura, amatrice della conservazione della vita, subita-
mente pigne in ogni passione del cuore li spiriti vitali: e
quali spiriti, per ubbidire a questo amore della natura,
con prontitudine e velocit corrono in soccorso suo. Di
questo nasce che, se prima il cuore aveva bisogno di re-
spirare e refriggerarsi, molto pi ne ha bisogno soprave-
nendo tanti spiriti, e quali di natura loro sono caldi; e
per necessariamente bisogna tirare dentro al petto pi
quantit d aria, per ristorare l ordinario officio dello ali-
to, quale era intermesso. E di qui nasce il sospiro, e
quinci si rinfresca il cuore; el quale, avendo gi dimenti-
cato s stesso, per s non si curava di morire, anzi bra-
mava s dolce e s felice morte. Possiamo adunque dire
el sospiro procedere da ogni passione di mente e da ogni
fatica del corpo, pur che la passione della mente sia effi-
cace in modo che diverta o intermetta le operazioni na-
turali dell ordinario alitare, che appresso a Latini pro-
priamente refocilare si chiama, o vogliamo dire respirare;
la fatica e agitazione del corpo, come in uno che corra o
facci qualche forte essercizio, ancora genera sospiri, per-
ch il caldo naturale si excita e accende, n potrebbe il
corpo in quella fatica perseverare, se el cuore non si re-
frigerassi e spesso respirassi.
Vorrei avere potuto meglio exprimere questo mio
concetto, perch cos si conveniva a tanto degno e genti-
le quesito; e nondimeno ho eletto pi tosto che al sonet-
to manchi ornamento e la vera expressione di questo [ Pobierz całość w formacie PDF ]